NEUROLOGIC MUSIC THERAPY: NEUROSCIENZE E MUSICOTERAPIA IN DIALOGO

Written by Vanessa Candela

La musica ha un potere affascinante per l’uomo. E’ stata infatti spesso paragonata a una “medicina“. Questa visione ha radici molto antiche, basti infatti pensare ai rituali di cura praticati nelle società tribali e preindustriali (Merrian,1964).

Nella società contemporanea, l’uso della musica o dei suoi elementi quali il ritmo, la melodia e l’armonia a scopo riabiltativo, o al fine di migliorare la qualità della vita delle persone, di promuovere la salute e il benessere in diversi ambiti,  ha dato origine alla nascita della Musicoterapia e di figure professionali qualificate in questo splendido settore (Dillani, Raglio, 2004). Esistono vari modelli di riferimento su cui la musicoterapia fonda i propri presupposti teorici e metodologici. Come noto, i più diffusi e consolidati sono essenzialmente i seguenti:

In questi ultimi anni e in particolare a partire dagli anni ’80 e ’90 sono cresciuti in modo esponenziale studi di neuroscienze che indagano in modo specifico la relazione tra musica e cervello. 

 A proposito di questo ho preparato su questo portale anche una dispensa di approfondimento sugli effetti della musica e del canto sui processi neurochimici che puoi scaricare cliccando qui sotto:

 L’insieme degli studi sulla relazione tra musica e cervello hanno portato a nuove conoscenze che hanno influenzato anche il mondo della musicoterapia dando origine a nuove possibilità di interventi musicali che precedentemente non erano stati presi in considerazione. L’insieme di queste tecniche terapeutiche nate dal confronto tra ricercatori dell’ambito delle neuroscienze, musicoterapisti e neurologici ha dato origine a quella che viene oggi definita Neurologic Music Therapy (Thaut et al., 2016).

Questo ha permesso di sviluppare specifici interventi terapeutici interdisciplinari che utilizzano la musica a scopo riabilitativo in caso di deficit sul piano neuropsicologico e motorio a causa di disturbi di natura neurologica.

Vediamo insieme alcuni esempi di questo approccio.

Un esempio è la Melodic Intonation Therapy, che è stata sviluppata in risposta alle osservazioni che i pazienti severamente afasici, spesso producono parole ben articolate e linguisticamente accurate durante il canto ma non durante il linguaggio parlato (Schlaug et al., 2009). Nella Melodic Intonation Therapy si usa così il canto per esagerare il normale contenuto melodico del linguaggio (i pattern prosodici) in pattern intonati usando solo due suoni. Tale approccio ha due caratteristiche peculiari che consistono nell’intonazione melodica di frasi con un voicing inerente e continuo e il tapping ritmico di ogni sillaba (usando la mano sinistra del paziente) mentre le frasi vengono intonate e ripetute. Uno studio molto affascinante Schlaug et al. (2009) ha mostrato gli effetti in termini di cambiamenti neuroplastici nei pazienti afasici a seguito di  75 sessioni di melodic intonation therapy. Tramite DTI (imaging con tensore di diffusione), strumento con cui si può ricostruire la trattografia delle connessioni neurali, è stata evidenziata una chiara differenza nel numero e nel volume delle fibre del fascicolo arcuato destro prima e dopo la terapia.

Un altro esempio è il Musical executive function training in cui viene utilizzata l’improvvisazione musicale  per riabilitare le funzioni esecutive quindi coinvolte nel controllo inibitorio, nella possibilità di rispondere in modo nuovo di fronte alle situazioni, nella pianificazione, nel pensiero astratto, nel ragionamento e la memoria di lavoro. Può essere proposto o a livello individuale oppure in gruppo creando paesaggi sonori che variano dinamicamente che possono essere tonali, modali o meno. In quest’ultimo caso in un intervento in gruppo, può essere previsto ad esempio che a un paziente venga assegnato il ruolo di facilitatore. Il paziente attraverso gesti e il contatto visivo e uditivo, sarà invitato alla creazione di ambienti e scenari musicali che cambiano nel tempo nel dialogo con i membri del gruppo e utilizzando gli strumenti disponibili. Ad esempio, nel caso di una scena sonora ambientata su una “spiaggia”, il facilitatore potrebbe indirizzare alcuni altri membri del gruppo a utilizzare un tamburo oceanico per assomigliare ai suoni delle onde, mentre altri a strofinare le mani per assomigliare al suono del vento, oppure altri ancora a suonare uno xilofono Orff per aiutare a creare ulteriormente l’atmosfera della scena. Man mano che lo scenario si sviluppa nel tempo, un altro  potrebbe essere indirizzato a suonare un tamburo per rappresentare un tuono, mentre un altro a usare un  bastoncino per creare il suono di una leggera pioggia mentre una tempesta si sposta nello scenario della spiaggia, creando quindi uno scenario dinamico. Questo tipo di approccio stimola le funzioni esecutive e la memoria di lavoro.

Un altro esempio è poi il Musical Neglect Training (Abiru , 2016) in cui si utilizzano specifici esercizi musicali che vadano a stimolare l’attenzione sull’emicampo negletto in chi è affetto da neglect  (o negligenza spaziale unilaterale) in cui tipicamente si osserva un deficit nel portare attenzione e di consapevolezza di elaborazione degli stimoli nello spazio controlaterale all’emisfero danneggiato. In figura potete vedere un esempio di come un paziente con neglect potrebbe copiare un fiore (uno dei tanti test che si usano per valutare la presenza del disturbo) prima e dopo il musical neglect training (l’immagine è tratta e modificata da Abiru, 2016).  

Questi sono solo alcuni esempi, ma per chi fosse interessato ed incuriosito ad approfondire la Neurologic Music Therapy, ecco una valida lettura di riferimento: 

Bibliografia principale:

“Handbook of Neurologic Music Therapy” a cura di Thaut & Hoemberg (2016)

“ll modello protesico-Musicoterapia e Demenza” di D. Villani, A. Raglio , Giornale di gerontologia (2004)

Evidence for Plasticity in White‐Matter Tracts of Patients with Chronic Broca’s Aphasia Undergoing Intense Intonation‐based Speech Therapy. Schlaug G., Marchina S., Norton A.; Ann N Y Acad Sci., 2009. 

Immagine editata da Shutterstock

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